Non un’osteopata tradizionale, ma un’osteopata creativa
L’ho detto tante volte: non mi considero un’osteopata tradizionale, ma un’osteopata creativa.
Cosa significa?
Ogni volta che una persona entra nel mio studio, non mi limito a osservare un sintomo o un dolore. Attraverso domande mirate e ascolto profondo, cerco di comprendere la situazione nella sua interezza, da più punti di vista. È come intraprendere un viaggio dentro la vita della persona, alla ricerca del modo migliore per riportarla a un benessere fisico, mentale ed emotivo.
Il valore dell’ascolto in osteopatia
Per me l’ascolto è uno strumento terapeutico. Non è soltanto prestare attenzione alle parole, ma cogliere i silenzi, i gesti, il modo in cui il corpo racconta la propria storia.
Molte persone mi dicono di non sentirsi veramente ascoltate nella quotidianità. Offrire loro quello spazio è già un primo passo verso il benessere.
È proprio da qui che nasce la fiducia, e con essa la possibilità di costruire un percorso di riequilibrio insieme.
Il valore della valutazione posturale e fisica
Il corpo custodisce abitudini, compensi, rigidità e adattamenti che spesso non percepiamo nemmeno. Osservare la postura, il modo di camminare, la respirazione o la mobilità delle articolazioni mi permette di leggere questi messaggi nascosti.
Non si tratta mai di “giudicare” la postura, ma di interpretarla come una mappa che racconta la storia della persona: le sue tensioni, i suoi punti di forza e quelli su cui lavorare.
Questa fase è preziosa, perché rende visibili i collegamenti tra ciò che la persona sente e ciò che il corpo manifesta, e guida ogni trattamento successivo.
Il valore della valutazione emotiva
Oltre al corpo, anche le emozioni giocano un ruolo fondamentale.
Spesso lo stress, le preoccupazioni o i vissuti personali si traducono in tensioni fisiche: una mandibola serrata, una respirazione corta, spalle sempre contratte.
Per questo mi interessa osservare anche come la persona vive e gestisce le proprie emozioni. Non è psicologia, ma un’attenzione a quel legame profondo tra ciò che sentiamo dentro e ciò che il corpo manifesta.
Integrare anche questo livello nella valutazione significa avere una visione più completa della persona, perché solo così il percorso di riequilibrio diventa davvero efficace e duraturo.
Il valore del dialogo
Il dialogo per meeting fondamentale. Spiego sempre i trattamenti, i collegamenti tra le diverse parti del corpo e il senso di ogni tecnica che utilizzo.
Questo non solo aiuta le persone a sentirsi più coinvolta, ma stimola curiosità e consapevolezza.
E, devo dire, tante persone apprezzano: si divertono a imparare cose nuove e mi dicono spesso che il modo semplice e chiaro con cui spiego rende tutto più accessibile.
I “compiti a casa”: piccoli gesti, grandi cambiamenti
Al termine di una seduta, lascio sempre dei piccoli “compiti a casa”. Non si tratta di esercizi complessi o impegnativi, ma di attenzioni quotidiane che possono davvero fare la differenza.
Sono semplici gesti di consapevolezza corporea: aiutano a sciogliere le tensioni, a migliorare la postura e a ritrovare un equilibrio più naturale.
1. Spalle rilassate e basse
Le spalle sono una delle zone che accumulano più tensione, soprattutto quando siamo stressati o immersi nei pensieri. Ti invito a fare questo piccolo check più volte al giorno:
•inspira profondamente,
•alza le spalle verso le orecchie,
•espira lasciandole andare completamente verso il basso.
Ripetilo 2-3 volte e sentirai subito la differenza.
2. Mandibola morbida
Una mandibola serrata è spesso il riflesso di tensioni emotive o stress. Ogni volta che te ne accorgi, prova a:
•appoggiare la punta della lingua sul palato, dietro agli incisivi,
•lasciare la bocca leggermente socchiusa, senza stringere i denti.
Questo piccolo gesto rilassa anche i muscoli del collo e può persino migliorare la respirazione.
3. Addome rilassato
Molte persone vivono con l’addome contratto, come se dovessero “tenere dentro” tutto il tempo. Questo irrigidisce il diaframma e limita il respiro.
Ti propongo un esercizio semplice:
•siediti o sdraiati,
•appoggia una mano sull’addome,
•inspira lasciando che la pancia si gonfi naturalmente sotto la mano,
•espira lasciandola rientrare senza forzare.
Praticarlo anche solo per due minuti può avere un effetto calmante immediato.
4. Respiro consapevole per mobilizzare il diaframma
Il diaframma è il nostro “motore” del respiro e, quando è libero, sostiene tutto il corpo. Puoi allenarlo così:
•inspira dal naso contando fino a 4,
•trattieni il respiro per 1 secondo,
•espira lentamente dalla bocca contando fino a 4.
Questo tipo di respiro non solo migliora la mobilità del diaframma, ma aiuta a ridurre l’ansia e a calmare la mente.
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Questi compiti non sono obblighi, ma piccoli atti di cura verso se stessi. Se diventano una routine quotidiana, aiutano il corpo a mantenere i benefici del trattamento osteopatico e insegnano a riconoscere i segnali del proprio corpo.



